LUIGI NONO 
un concerto monografico

 

Luigi Nono Das atmende Klarsein

Luigi Nono …sofferte onde serene…

Luigi Nono La fabbrica illuminata

 

Das atmende Klarseinfragment

Flauto basso e alcune possibilità diverse di composizione e diffusione spaziale dei suoni da questi originali – “live electronic” – con lo studio sperimentale “H. Strobel” dell’ SWF di Freiburg / Breisgau. Non unicamente un suono trasformato, come unico fenomeno percettivo, o elaborato e fissato su nastro e, nello stesso istante e non nella successione temporale o visuale, il suo diventare altro, il suo germinare sia come spettro compositivo che come dinamica spaziale. Diversità e molteplicità fantastica del suono, nello stesso istante, possibile, altrimenti, come quella dei pensieri e dei sentimenti, della creatività.

 

…Sofferte Onde Serene… 
«...sofferte onde serene...», un capolavoro isolato nel catalogo di Luigi Nono, composto proprio per Pollini nel 1976, in un periodo di riflessione e di silenzio, che preparava un profondo rinnovamento dopo il compimento della azione scenica «Al gran sole carico d'amore»: il carattere meditativo, di riflessiva introspezione, il rilievo determinante dell'attenzione al suono e anche la concezione formale per frammenti lo avvicinano alle opere dell'ultimo Nono. Pollini lo ha suonato molte volte, davanti ai pubblici più diversi, e l'unico pezzo di Nono per pianoforte e nastro magnetico è ormai da tempo fra le sue opere più eseguite. È tuttavia significativo che il pubblico che affollava il Conservatorio di Milano lo abbia accolto con eccezionale calore, come una scoperta (o riscoperta) folgorante, che sia stato conquistato con immediatezza dalla poetica indagine di Nono sul suono del pianoforte nella sua specifica natura di strumento a percussione, capace di addensare e sciogliere grumi di materia sonora, in rapporto con una parte su nastro concepita come un «doppio» dello strumento dal vivo, in uno straordinario gioco di rifrazioni, rimandi, ambivalenti fusioni o dialoghi. In un labirintico intrecciarsi di frammenti l'attenzione al suono si manifesta nervosamente in un costante cangiare, che conosce trasparenze e momenti tormentosamente aggrovigliati, stupefazioni contemplative e scatti di tensione. (Paolo Petazzi)

 

La fabbrica illuminata
per voce femminile e nastro magnetico
Testi: di Giuliano Scabia e Cesare Pavese (da “Due poesie a T” per il finale)

[per nastro magnetico a quattro piste con i rumori reali del ciclo della lavorazione dell’acciaio all’Italsider di Genova-Cornigliano – registrati ed elaborati dal tecnico Marino Zuccheri presso lo Studio di Fonologia della RAI di Milano – mescolati a registrazioni dal vivo o elaborate delle voci del soprano e del coro impegnati nella lettura del testo – un brusio siderale di dolore e protesta – ancora attuale ed emozionante]  

 [materiali disomogenei – letterari ed extraletterari – fluxus di parole scelte o rielaborate da testimonianze e documenti relativi alla condizione operaia nella fabbrica – nel finale per voce sola i versi tratti da Pavese («Passeranno i mattini/ passeranno le angosce/ non sarà così sempre/ ritroverai qualcosa») per un’elegia di speranza – dopo così tanti anni ancora disattesa – e che tanto raramente ormai trova voce nelle “arti”]  

 

[Roberto Fabbriciani | photo by Joanna Flaczynska]